Operazione Azzeruola

 

L'operazione azzeruola nasce, tanto per cambiare, dalla valigia dei ricordi, da quella parte della nostra mente che conserva i sapori, le impressioni e le piccole e grandi emozioni della nostra infanzia. Infatti, dalle pieghe della mia memoria, dai ricordi delle colline acquesi,  è riemersa l'immagine di una pianta non molto grande, che produceva piccoli frutti, a metà strada tra la mela (per il colore, la buccia ed il sapore) e la zucca(per la forma un pò schiacciata), ma gustosi e dal sapore lievemente asprigno. Quei frutti in dialetto acquese vengono chiamati "sisole". E quando ho chiesto notizie a mio padre di quella vecchia piantina mi ha risposto che non c'era più da tempo, ma che le sisole c'erano ancora, anzi ne aveva innestata una pianta nel terreno di famiglia. Continuando la conversazione, mi ha anche detto che la sisola si può innestare su una pianta di "buslen". Questi primi indizi tendevano ad identificare la "sisola" con la giuggiola, ma dopo lunghe ricerche in internet ho scoperto che questa non era la pista giusta:

il "buslen" altro non è che il biancospino, arbusto ancora assai diffuso nelle campagne ed in particolare nelle zone collinari, e la "sisola"  è invece un piccolo frutto dal nome non troppo conosciuto: per l'appunto, l'azzeruola.

Stiamo tentando di mantenere nelle nostre zone alcune piante di azzeruola, e col tempo vorremmo anche riuscire a ripetere l'innesto sul biancospino. 

Giacomo Vassallo.